Suoi i cartelli che potete leggere sui sovrappassi della Circonvallazione. La sua firma sulle date più importanti della viabilità di Palermo. Scrisse persino l’orario del primo passaggio del tram. Ancora deve collocare quelli dell’alluvione dello scorso luglio: “Il ritardo è colpa della zona rossa…”

di Stanislao Lauricina

“Ho preparato tre cartelloni per l’alluvione del 15 luglio 2020. Sono pronti, siccome c’è stata la zona rossa, ancora li devo collocare”. Soltanto il lockdown ha potuto rallentare il lavoro del “cittadino Marchese Francesco Paolo”. Fermarlo, no. Non ci sono riusciti l’età – ormai sono 84 anni – né i problemi di salute, per fortuna, alle spalle. Confinamento o no, si piazza nel suo garage e scrive i suoi cartelloni, quelli che ormai tutti i palermitani conoscono, quelli che tappezzano i parapetti di ponti e sovrappassi del viale della Regione siciliana. “Mi passo il tempo nel box. Ho un’età, li faccio per lasciare un ricordo alla città di Palermo, se non li faccio io non li fa nessuno”.

L’uomo delle date, lo hanno ribattezzato. Da quasi venticinque anni in pensione, questo ex operaio dell’Aeronautica sicula e poi dell’Imesi, ha letteralmente scritto una cronologia del cambiamento del volto di una parte di Palermo. I suoi cartelli hanno fissato le date di apertura di ponti, sovrappassi, il primo passaggio del tram. Una toponomastica non ufficiale, ormai familiare a chi attraversa la circonvallazione. “In ogni ponte sulla circonvallazione, da via Belgio a corso Calatafimi c’è un cartello con la data del passaggio delle prime macchine. Io li ricordo tutti, fin dal primo che ho appeso, in via Belgio nel 1985.  Andavo a lavorare a Carini, viaggiavo in pullman, ho avuto questa idea di mettere le date, una testimonianza delle opere che venivano fatte a Palermo.  I miei cartelloni li scrivo nel garage, li appendo io la domenica mattina perché c’è meno traffico. Mi fermo con la macchina, con le quattro frecce e il triangolo, mi metto al sicuro e li attacco. Quando serve mi porto la scala. Ogni tanto qualcuno lo cambio, sono tutti bellissimi. Sono tutte date precise, come quelli del primo passaggio del tram, che hanno pure l’orario”.

Una testimonianza, insomma, di una città dove pure tra mille difficoltà burocratiche e ritardi infiniti, qualche opera pubblica si completava. Ma non soltanto, perché il cittadino Marchese ha scritto la sua protesta per quelle promesse e mai realizzate. Per i sottopassi pedonali abbandonati al degrado e, la più famosa, quella per i cimiteri al collasso. L’emergenza bare dei Rotoli, quattro anni fa, era ancora lontana dall’esplodere, quando Marchese collocò i suoi pannelli: “A Palermo è vietato pure morire perché nei cimiteri non ci sono più posti”, aveva scritto.

“Il cartello del cimitero, l’ho fatto io per primo. Più di venti anni fa dovevano costruire un nuovo camposanto. Dopo la presentazione di progetti e anni di attesa, il cimitero non si è più fatto. Mi sono chiesto come mai? Avevo scritto anche due cartelloni che avevo appeso sul mio “lapino”, sul davanti e sul retro e giravo per la città. Tutti guardavano e mi fermavano per fare delle foto. Alcune sono finite pure all’estero. C’era chi le mandava ai parenti e persino i turisti facevano le foto con me accanto al lambrettino”.

Protesta o inconfessata voglia di apparire, Marchese ha sempre voluto dire la sua e ha sempre trovato il modo per farlo. Anche al telefono, per questa intervista, è un fiume in piena, la corrente di parole è difficile da contenere. Era diventato un volto fisso delle dirette di Tgs dai quartieri. “Quando il camper di quella tv andava nelle zone della città dove c’erano disservizi, io mi presentavo. La mattina annunciavano il luogo dove sarebbe andato il camper, io ci andavo e rilasciavo interviste”. Era persino diventato una sorta di portavoce delle lamentele di chi lo conosceva. “Una volta sono andato a Borgo nuovo dove abitava mia sorella. Le fognature non funzionavano, lei mi ha chiamato, sono andato a fare un sopralluogo, ho chiamato Sasà Salvaggio e abbiamo fatto un servizio. Un’altra volta, mi sono mosso per protestare contro l’inadeguatezza dei locali dell’ufficio postale di via Pitrè, che poi hanno trasferito. A me è piaciuto sempre collaborare per denunciare le cose che non funzionavano e aiutare il prossimo. Perché mi è sempre piaciuto parlare e le cose sbagliate non le ho mai sopportate”.

Questa sua bulimia comunicativa l’ha portato fino alla tv nazionale, con la partecipazione alla Corrida, in un’edizione presentata da Flavio Insinna. “Ho recitato un comizio sindacale. Non l’aveva mai fatto nessuno. Me la sono cavata bene”. Il sindacalista, però, Marchese non l’ha mai fatto, anche se ne aveva l’indole. “Io lavoravo all’Aeronautica Sicula,  dal 5 novembre 1959, poi nel 1983 siamo andati a Carini, alla Imesi. Non ho fatto il sindacalista, ero iscritto alla Cgil, ma ero troppo impegnato perché dopo la fabbrica avevo un altro lavoro. In fabbrica, però, parlavo sempre io. I sindacalisti coi loro interventi, durante le assemblee, facevano addormentare gli operai”. I colleghi lo conoscevano e lo stimolavano. “Una volta venne Occhetto, da segretario del Pci. Il consiglio di fabbrica ritenne di non denunciare con lui le condizioni in cui gli operai dovevano lavorare. Io, appena è passato, l’ho fermato e gli ho fatto presente tutto quello che andava male. Gliene ho dette di ogni, perché io sono uno di parlare.

La politica? Ho provato a candidarmi da consigliere di quartiere, ma non ce l’ho fatta. Se fossi stato eletto avrei messo le cose a posto. La gente però si vende per avere qualche favore. A me è piaciuto sempre dire la mia. Quando sono andato in pensione dal Genio civile, con la Resais, mi dicevano che se avessi avuto qualche lettura in più sarei stato il primo sindacalista del mondo perché ho la voce potente. Io le persone le faccio svegliare, non le faccio addormentare”.

Quella volta, alla Corrida, per la verità, non mancarono i fischi e i suoni di campanacci del pubblico in sala, tanto che gli valsero il premio per la peggior performance della puntata. Lui non demorde, comunque, e vuole tornarci, in tv. “Aspetto una chiamata da Tu si que vales. Sono iscritto da cinque anni. Mi sono preparato, mi farò da solo la presentazione e mostrerò quel che faccio a Palermo, tutti i cartelloni. Poi ho scritto anche a C’è posta per te. Cerco tre ex commilitoni. Da militare facevo l’infermiere, eravamo in quattro nei turni e vorrei incontrarli di nuovo, abbiamo tanti ricordi dei 18 mesi passati insieme. Il 5 marzo del 2019 ho fatto il provino per la nuova edizione della Corrida. Se parteciperò, vedrete come la gente si divertirà. Ora mi sono preparato di più con tante barzellette per portare allegria in trasmissione”. Siete tutti avvisati.