di Marco Pomar

S   Buona sera a tutti. Io sono il Sogno. Vivo nei cassetti della gente, tra le camicie stirate e la naftalina, tra maglioni infeltriti e tute dimenticate. Io sono la speranza di ciascun essere umano, la prospettiva di un cambiamento, l’illusione della ricchezza e dell’eterna giovinezza. Io fornisco la via principale di accesso per l’inconscio, riporto a galla vecchi amori dimenticati e conquisto donne stupende. Perché per me nulla è impossibile, come in quel vecchio spot del detersivo.

R   Arrivò. Tu sei il vero male del nostro secolo, lo vuoi capire?

S  No, quello è la chat di gruppo di whatsapp, veramente. 

R   Anche. Tu crei illusioni assurde mischiando cose che non c’entrano nulla tra loro. Sei responsabile della frustrazione dei popoli; alzi inutilmente le asticelle della vita, e provochi cadute fragorose. 

S  Ma tu che dai lezioni non richieste, si può sapere chi saresti?

R   Non mi conosci perché io ci sono quando non ci sei tu: io sono la Realtà. 

S  Ah, e quello che provoca cadute fragorose sarei io? Ma se a causa tua la gente è costretta a rendersi conto della propria mediocrità, se per te vive in un bivani in cinque persone? Vuoi vedere adesso che la colpa è diventata mia?

R – Certo. È il sogno che fa drogare. Sei tu che mostri agli umani una possibilità che loro non hanno. Io riporto tutto alla realtà, cioè a me.

S – Perché non hai fantasia, sei grigia come una giornata di nebbia e smog. Ma cosa c’è di più bello di quelle ore notturne dove ci si lascia andare davvero? Io sono tutto quello che tu non consenti, e di cui la gente ha bisogno. Tu ci sei sempre e comunque, e con te tutti devono fare i conti. Io gli apro finestre inesplorate, rendo le loro ore migliori e desiderabili. 

R – Ma tu non esisti, io sì! Forse ancora questo concetto non ti è chiaro.

S – Inezie. Esistere è un concetto astratto…

R – Eh no. È l’unica cosa concreta che abbiamo. Sono io che guido il mondo, l’economia, la politica, le derive dei continenti…

S – Insomma, sei una sequela di disgrazie! Io non me ne vanterei così tanto, fossi in te. Ma per fortuna non lo sono.

R – Il mio solo nome, Realtà, evoca grandezza e magnitudine, sempre ci sono stata e sempre ci sarò, che ti piaccia o meno. 

S – No, non mi piaccia. Ma se togli me dalla vita della gente cosa resta? Grazie a me un adolescente può giocare i mondiali di calcio, un vedovo può ancora parlare con la propria moglie, una madre vedere il figlio già grande. Io sono la principale materia della psicanalisi, sciolgo nodi e lancio segnali, spesso per la verità non colti. Ma insomma, io piaccio. Assai più di te, credimi. 

R – Rendi tutte cose più complicate. Il Desiderio sì, con quello riesco a dialogare, so cosa dirgli e fino a dove farlo arrivare. Tu sei un cane senza padrone, fai e disfai a tuo piacimento, senza interagire con nessuno.

S – E questa è la mia forza. Quel frustrato di Desiderio senza di te sarebbe anche lui Sogno, invece si deve accontentare di ipotizzare quello che gli dici tu, mentre con me volerebbe in alto. Fino a dove arrivate insieme, al divano nuovo? Un posto di impiegato al catasto? Una moglie che sappia cucinare? Che tristezza che mi fate, Realtà! Ecco, l’ho detto: siete aridi!

R – Sai solo offendere. Sai cosa ti dico, invece? Che tante volte la gente mi ringrazia che ci sia io, delusa o spaventata da te, dal tuo potere visionario e vacuo. 

S – No, ti sbagli. Quello non sono io, è mio fratellastro Incubo. Lui è un fetente, va a disturbare le persone quando non arrivo io. Dice di essere catartico, più di me. In verità è solo perfido. 

R – Bella coppia, siete! Io me ne vado, Sogno, ho da portare avanti le cose, cambiare i governi, proteggere le persone. Tu continua a dormire, che è quello che sai fare meglio…

S – Le tue accuse non mi tangono. Continuo piuttosto a portare gioia, fino a quando non arrivi tu, con la mattina, a rovinarmi il lavoro.

R – Arrivederci, Sogno. Salutami Marzullo, se lo vedi.

S – Ciao Realtà. Vedi di truccarti un poco, prima di uscire, che così fai spavento.