Pensieri e parole di Dario Nicchitta, un runner che ha dedicato quasi tutta la sua vita alla corsa.Volete entrare nella mente di un corridore?Osservate come organizza un viaggio…

di Dario Nicchitta

Quaranta anni di corsa. Che per un quasi cinquantenne non sono pochi, anzi. Quasi i quattro quinti della vita. “Ne avrai cose da raccontare e sensazioni da descrivere”, mi ha detto subito colui che mi ha proposto di scrivere un articolo sulla mente del runner. Il punto è che quarant’anni sono troppi per poter riassumere in un solo articolo cosa è per me, e credo per tanti corridori che come me hanno condiviso questa passione per una vita intera, la corsa. Già Abraham Maslow negli anni ‘50 spiegava i comportamenti umani attraverso una teoria che si basava sulla “gerarchia dei bisogni (o delle necessità)”, dove il bisogno di correre occupava il quinto livello, quello dell’autorealizzazione. Secondo l’autore soddisfacendo questo che per lui era un bisogno primario, si raggiungeva uno stato di benessere superiore, che fa stare bene, che realizza e soddisfa alla fine di una corsa. 

Correre è uno stile di vita. Ma non inteso come stile di vita sana con annessa dieta, ritmi regolari, divieto di fumo come molti di voi pensano ammiccando con un cenno del capo. Al contrario il runner di lungo corso mangia di tutto e troppo, è un buon bevitore e spesso quando è avanti negli anni fuma pure un buon sigaro in compagnia. Quando parlo di stile di vita mi riferisco a un modo di pensare, di approcciarsi al quotidiano, di vivere le relazioni, di risolvere i problemi che è tipico del runner. Per entrare nella mente del corridore un esempio che chiarisce il concetto di cui sopra è l’organizzazione di un viaggio, con tutto quello che ruota intorno. Il runner per prima cosa apre google map, controlla il territorio, cerca e individua parchi, ville e giardini nelle vicinanze e magari prenota le strutture ricettive dove alloggiare per potersi svegliare all’alba e andare a fare la corsetta quotidiana. Nella preparazione del trolley la scaletta è la seguente: per prima cosa si mettono le scarpette da corsa, seguite a stretto giro dall’abbigliamento tecnico (da scegliere con cura e previa informazione dettagliata del tempo meteorologico della destinazione di arrivo) e da tutti gli accessori quali guanti, fasce, radio, occhiali da sole ecc. Quando ci si rende conto che non c’è più spazio per gli abiti civili… pazienza. Si farà a meno di qualche camicia o delle sneakers da passeggio. Quante volte sarà capitato a un runner di incrociare lo sguardo con altri turisti in scarpette da corsa, fare loro un cenno di intesa e magari un occhiolino tra i templi dell’Acropoli di Atene o “promenando” sugli Champ Elisee. Quanto sono belle le corse all’alba in viaggio… Si va in esplorazione mentre la città dorme, per poi tornare nello stesso posto qualche ora dopo con moglie e figli facendo da cicerone. Il nuotatore lo sa che per nuotare ha bisogno di una piscina o al limite del mare (tempo permettendo) per nuotare,il giocatore di tennis ha bisogno del campo, il body builder della palestra,  il corridore non ha bisogno di niente se non di un paio di scarpe, una maglia, un paio di pantaloncini e tanta strada da percorrere per volare via leggero. Ho utilizzato l’esempio del viaggio per tentare di spiegare chiaramente cosa è nel quotidiano la corsa per un corridore. In pratica è la sua vita. Che importa se domani pomeriggio il meteo dà piogge abbondanti se andrò a correre all’alba? Domani mi tocca correre con il buio per colpa di quella riunione… pazienza, andrò a correre sul lungomare di Mondello che è tutto illuminato. 

Altro aspetto interessante è spiegare cosa accade nel cervello del corridore mentre corre. Cosa pensano i runner? E qui bisogna fare un distinguo fondamentale. Perché se sei un runner agonista pensi in una certa maniera, mentre se sei un runner che corre per il piacere di correre il tuo cervello lavora in maniera assai diversa. Da runner ho avuto la fortuna di vivere la corsa in entrambe le maniere. è chiaro che se ti alleni per raggiungere un obiettivo o un risultato, la tua mente è più concentrata. Ascoltiamo il nostro corpo, il nostro respiro, il rumore dei nostri passi, controlliamo quel maledetto cronometro cercando di capire come sta andando l’allenamento e di conseguenza moduliamo le forze per affrontare al meglio ciascuna fase dell’allenamento. In questi casi spesso sentire parlare qualcuno che ci corre accanto ci infastidisce perché non è altro che un elemento di disturbo della nostra concentrazione. Nella preparazione delle mie maratone ricordo benissimo lo stato di trance in cui spesso entravo durante gli allenamenti più lunghi. Tutto ciò che mi circondava spariva. In questi casi il post allenamento non è sempre uguale. Se sei andato forte hai raggiunto il tuo obiettivo e sei euforico. Frustrato è invece il tuo stato d’animo quando non sei riuscito a fare quelle maledette ripetute per come ti eri imposto di farle.

Quando smetti di gareggiare la tua compagna corsa cambia con te. Finisci il tuo allenamento sempre soddisfatto e pieno di endorfine. Non ti alleni sempre alla stessa ora e per questo non ti alleni sempre nello stesso posto e con gli stessi compagni di allenamento. è in questa fase che i luoghi della corsa diventano la bella cornice del tuo quadro. Il parco della Favorita che hai percorso per decine di migliaia di km a tutte le ore ti regala comunque sempre delle emozioni.  La fioritura dell’acanto a maggio, gli scoiattoli all’alba, quella coppia di cani fratelli color beige che vedi crescere di giorno in giorno e che ti fanno sempre festa quando passi. La Mondello d’inverno, oppure le vie della città all’alba. Via Libertà, il teatro Massimo e la Cattedrale che per quell’oretta appartengono soltanto a te. 

Se corri solo, individui una bella nuvola dove posteggiare la testa convinto di stare lontano da tutto e da tutti per un po’ ma spesso questo momento dura poco. Subito dopo cominceranno a bussare i pensieri comuni o le idee talvolta un po’ confuse e allora tenterai nuovamente di sgomberare il tuo cervello ma non ci riuscirai perché il pensiero correrà più veloce di te. Può capitare di incrociare luoghi che fanno riaffiorare alla memoria ricordi di una gara, di una passeggiata con i compagni di scuola o la fidanzata del momento e la tua corsa fa un tuffo nel passato. Spesso anche gli impegni quotidiani pretendono di correre con te soprattutto quando si corre di mattina. Figli da accompagnare a scuola, riunioni di lavoro, visite mediche, discussioni delicate da affrontare sono fedeli compagni della nostra corsa. Praticamente è un ripasso mattutino prima dell’interrogazione.

Un discorso a parte merita la corsa in compagnia. Il gruppo della corsa. Lo sciame. La mandria. La massoneria. La corsa è lo sport democratico per eccellenza. Se sport come il tennis, il nuoto, il padel contano fruitori di un certo tipo, la corsa non conosce le divisioni sociali. Il gruppo è costituito da una eterogeneità sociale sorprendente che andrebbe sicuramente studiata. Il gruppo tipico, se ben assortito, è costituito da un autista della 101, un medico, un professore di scuola, un ristoratore, un poliziotto in pensione, un agronomo, un commercialista e un politico. Il tema delle discussioni varia quotidianamente, così come variano le opinioni al riguardo. Spesso si ricordano gare del passato come quella volta in cui non ce ne fu per nessuno in volata o si descrive accuratamente il mega barbecue approntato il giorno prima. Negli ultimi tempi si fa fatica ad affrontare tematiche diverse da quelle di virologia e immunologia applicata ma quello che comunque è importante da sottolineare è che in una discussione durante una corsa siamo tutti più “nudi”. L’adrenalina autoprodotta agisce come tre birre medie o due calici di rosso a digiuno. I componenti del gruppo si mostrano più disinibiti nel raccontare qualcosa della propria vita privata che mai e poi mai avrebbero affrontato senza l’ebbrezza da corsa. E questo i componenti del gruppo lo sanno bene, perché se ne rendono conto quando l’effetto della corsa svanisce. Ed è per questo che si crea un’unione particolare, difficile da definire, praticamente un patto di sangue. è bello correre da soli, ma più bello correre in gruppo.

Non sono uno scrittore e nemmeno un giornalista e per questo mi viene difficile concludere questo sproloquio, l’unico modo è quello di metterci un punto “di corsa”.