Emittente da record: trasmette ininterrottamente dal 1976  e ha lanciato alcune delle voci storiche siciliane. Il suo patron è Aldo Naselli, guardate come  ha costruito il suo sogno in modulazione di frequenza

 

Oggi Radio In conta su quasi trenta collaboratori,  coordinati abilmente da Gilberto Naselli, figlio di Aldo. l’altra figlia, Margot, si occupa della parte video e social

di Angelo Scuderi

“Aldo, mi hanno detto che un giovane cerca un appartamento, dice che vuole fare una radio. Vedi se gli interessa il tuo”. Parole di Serafina Barberi, che come tutte le mamme si preoccupava del futuro prossimo del suo di figlio e non immaginava neppure lontanamente che quell’informazione frammentaria e banale avrebbe davvero segnato l’esistenza del giovane Aldo. Comincia così, con una comunissima chiacchiera da portineria, la storia di Radio In, l’emittente più longeva di Palermo che a primavera inoltrata spegnerà 45 candeline. Perché Aldo Naselli a quel giovane che si chiamava Giacomo Burgio l’appartamento lo affittò davvero. Anzi, fece di più: glielo offrì gratis in cambio del 50% della nascitura radio. Era la primavera del 1975, nacque così Radio Ok International, dalla sua costola nascerà Radio In.

“La casa era in via Maqueda – ricorda Aldo Naselli – piccolina ma buona per l’uso. L’apparecchiatura era quella di base, l’antenna l’avevamo sul tetto, non sapevamo neanche la differenza tra stereo e mono. Però il successo fu travolgente. Tentammo di fare le cose con estrema professionalità, ma cedemmo alla tentazione delle dediche che era il modo più diretto di stare a contatto con gli ascoltatori. I social network di allora, potremmo dire”.

Radio Ok International ballò una sola estate, a ottobre i due soci spattarono e ciascuno per la sua strada. 

“Poteva finire lì, avevo una laurea in tasca e tante prospettive. Ma sarei disonesto se non ammettessi che il giochino mi era piaciuto e che io alla radio ci credetti sin da allora. Per comprare le attrezzature nuove mi servivano 5 milioni che ovviamente non avevo. Li chiesi a mio padre Vincenzo, spiegandogli cosa avevo in mente. Contento contento non fu, mi vedeva alto burocrate in un ufficio pubblico. Eppure mi diede i soldi senza fare troppe domande”. E con quei soldi Aldo allestisce la sua radio, trovando la sede adeguata in via Cusmano, nel secondo palazzo più alto di Palermo. “Quel diciottesimo piano era necessario per mettere l’antenna in alto. Altrimenti si doveva andare a Baida, come altre radio. E io scelsi di restare a Palermo”.

Mancava solo il nome.

“Intuivo che sarebbe stato un fondamentale fattore d’identità. Non volli mettere Palermo nel nome, risolvemmo la questione accoppiando la parola In a radio. Mi piaceva, suonava bene e poi pensai: se dovrò fare un’insegna pagherò soltanto due lettere… Non era allora molto diffuso usare in per dire di essere alla moda. Pensate, Domenica In esordì in tv soltanto nel mese di ottobre successivo”.

Era l’aprile del 1976, da allora Radio In occupa la banda 102 della modulazione di frequenza, sempre lì a ricordarci come eravamo e che allora le radio si chiamavano libere. Libere perché potevano permettersi di proporre altra musica, di utilizzare altri linguaggi, di proporre nuove formule rispetto ai rigidi palinsesti della Rai e al loro professionismo forse un po’ troppo ingessato per quei tempi. Non dimentichiamo la data, siamo alla vigilia del punk, degli indiani metropolitani, della seconda ondata della contestazione studentesca che vide proprio in una radio – Radio Alice di Bologna – uno dei simboli più sbandierati. Quelle radio che si proclamarono libere furono il sogno di molti giovani e il futuro di pochi imprenditori come Aldo. 

“A rileggere la storia, benedetta la segnalazione di mamma e soprattutto i 5 milioni di papà. Ricordo i primi giorni, mixer e piatti messi negli scaffali della libreria per cui i dj trasmettevano guardando le pareti. Dischi non ne avevamo, ogni dj portava i suoi. Niente soldi, mi ricordo che feci festa per il primo contratto pubblicitario. Fu un supermercato, firmò per un anno. Tante difficoltà, tante preoccupazioni, però c’era entusiasmo e la consapevolezza che si stava scrivendo una pagina della storia di Palermo”.

Se Radio Sud e Radio Palermo Centrale hanno rappresentato l’avanguardia e la sperimentazione sotto il Monte, Radio In sembrava seguire più i modelli di Montecarlo e Capodistria, le due emittenti che essendo estere potevano essere ascoltate in parte del Paese.  Le voci e i jingles di Radio In hanno rappresentato un percorso imprescindibile del costume di Palermo.

“Abbiamo avuto ai nostri microfoni, sin dagli inizi, alcune delle più belle voci di sempre. Gente come Ezio Trapani, Nino Rizzotti, Angela Bruno e Loredana Pirronello, avrebbero fatto la loro figura anche a livello nazionale”.

Proviamo a schierarla la nazionale delle voci di Radio In?

“Litigherò con qualcuno, perché quasi impossibile ricordare tutti. Ai nomi già citati aggiungerei Enrica Lazzara, Emilio Nazzari, Franco Tutone, Riccardi Di Blasi, Salvo Blandano, Cinzia Gizzi, Loredana Sarrica, Filippo Marsala e Maria Cubito. Tengo per ultimi tre nomi che hanno storie particolari. Il primo è Luigi Guarneri che trasmette con noi ininterrottamente dal 1977. Il secondo è Fabrizio Puccio che ha ripreso il suo posto in consolle dopo qualche decennio di pausa. Il terzo è Marcello Mandreucci, trasmetteva a Radio Lupara. Lui abitava a Carini, bastò poco per convincerlo a provare l’avventura nella capitale con noi. Puccio e Mandreucci li proposi anche ad Alba D’Accardi per il suo negozio. Questi conoscono la musica come pochi, le dissi. Ed entrarono nello staff di Ellepi un punto di riferimento per chi comprava dischi a Palermo”.

Se solo Naselli guardasse indietro il carico di nostalgia sarebbe travolgente. Cose belle (“i promoter nazionali ci premiavano regalandoci in anteprima le nuove uscite”) e meno belle (“quando piantammo l’antenna a Monte Pellegrino mi beccai un avviso di garanzia”), ma sempre testimonianze del ruolo primario che la sua radio ha avuto a Palermo. In questi 45 anni momenti di crisi e di rinascita, che la fenice gli spiccia casa. Naselli è sopravvissuto alla supremazia della Tv e alle varie cicliche morti annunciate mettendo la sua radio sempre un passetto più avanti degli altri. E non solo dal punto di vista artistico – perché lì si potrebbe anche non essere allineati – ma soprattutto per la capacità di rinnovare continuamente l’orizzonte commerciale. Oggi Radio In utilizza il video e i social come una cassa supplementare di risonanza, garantendo agli sponsor il necessario ritorno d’immagine. Così i fatturati sono cresciuti e gli permettono di mantenere uno squadrone di quasi 30 collaboratori. In cima a questa piramide ci sta il figlio Gilberto, la mente giovane indispensabile per non lasciare per strada qualche pezzo di indispensabile freschezza, quella che si chiama visione e che si respira naturalmente all’ultimo piano di un’insenatura di via Malaspina, da decenni quartiere generale della radio. Sulle orme del papà, Gilberto sa fare di tutto: cura i palinsesti, ha ottime cognizioni tecniche, capacità manageriale, relazionale e di vendita.

 A 45 anni Radio In è una signora radio, che potrebbe ancora mettere la minigonna ma che alla spregiudicatezza di un tempo ha aggiunto il fascino dell’esperienza. Il palinsesto è impaginato secondo il gusto di uno spettatore che non può essere passivo. La musica c’è sempre e rimane al passo con i tempi, ma la vera forza è l’intrattenimento declinato con l’ausilio di tanti ospiti e della doppia conduzione che garantisce dinamicità e varietà nella narrazione di una città mai scontata come Palermo. Oggi la reginetta del microfono è Sara Priolo, voce accattivante e viso di una bellezza fresca e guascona, adeguata a una radio che ormai grazie a facebook si è aperta anche agli sguardi. Sua è la fascia da capitano, sua la trasmissione centrale del mattino, quella che decreta il successo di pubblico e determina il fatturato. 

L’ultimo acquisto è Eliana Chiavetta, che sposta disinvoltamente il suo pubblico dalla tv alla radio senza perdere colpi, esempio che oggi non è più come una volta e Video killed the radio star non funziona più. Anzi, c’è chi come Eliana dimostra che si può ballare da un microfono all’altro senza perdere capacità seduttive. Prima di Eliana è arrivata Milvia Averna, giornalista che propone il suo brand Glitter. E sul filone vintage c’è Pierantonio Passante, una volta maestro di casa del vinile assieme a Filippo Barbaro, oggi in coppia con Viviana Pisciotta con il talk serale Rendez Vous. La presenza che tutti gli speaker di Radio In portano nel cuore è quella di Tobia Caltagirone, voce suadente ma prima ancora bella persona di cui Naselli per primo avverte la mancanza sino alla commozione.

Per tutti questi motivi non stupisca che la radio goda di un rinnovato periodo di splendore nel pieno della sua maturità. Anzi, considerando che Gilberto ha meno di trent’anni e che nell’area social gravita Margot (la figlia maggiore di Aldo), vuoi vedere che sarà ancora In anche a quota 100?