Iscrizioni ed epigrafi al Salinas il quotidiano degli antichi greci. Che non era tanto diverso dal  nostro.

di Laura Compagnino

Nulla è cambiato. L’uomo di oggi è rimasto lo stesso dopo millenni, con il suo pesante bagaglio di paure, ansie, amore, odio, fragilità, sogni. Chi pensa il contrario, vada al museo Salinas di Palermo. E fra quelle sale toccherà con mano quanto le nostre debolezze, le nostre tracotanze e le nostre speranze, siano incredibilmente simili a quelle degli uomini di ieri. Gli antichi greci, per esempio, non si mandavano al diavolo solo perché Lucifero non lo conoscevano. Ma in materia di maledizioni erano tali e quali a noi, solo che invece di spedirle tramite Whatsapp, ricorrevano a tavolette di piombo ripiegate. Si tratta delle definixiones, le iscrizioni magiche, alcune delle quali esposte proprio al museo Salinas, che rappresentano un tesoro unico, ancora oggi oggetto di studi.
In queste tavolette di piombo, ritrovate al santuario Malophoros di Selinunte, sono incise maledizioni varie all’indirizzo di diversi concittadini. Il campionario è eterogeneo, si va da quelle che augurano malattie imminenti per il nemico ad altre che invocano le punizioni divine per l’avversario. Nulla di diverso dal nostro “Che ti venga un accidente” o dal “Vai in malora”. Queste lamine di piombo venivano ripiegate e seppellite in luoghi sacri, con la convinzione probabilmente che attraverso le divinità sotterranee la malasorte sarebbe andata a buon fine.
All’origine di queste maledizioni c’erano rivalità di tipo amoroso, contese giudiziarie, contesti agonistici e persino beghe di vicinato, esattamente come accade oggi. Perché in fondo i nostri antenati selinuntini non erano altro che precursori dei tanti che ancora oggi ricorrono a presunti maghi per lanciare il malocchio contro qualcuno. E come è rimasto immutato il malaugurio verso chi si reputa un pericolo, eterno è il bisogno di una protezione divina.
Gli antichi greci invocavano il favore e la tutela delle divinità tramite iscrizioni votive e offerte, ai tempi nostri ci si affida agli ex voto. Diverso il mezzo di comunicazione, uguale la speranza sottesa, perché i sogni e le paure mai sono cambiate. Né è cambiato la ricerca dell’eternità, la necessità di lasciare una traccia del proprio passaggio in vita. Il timore della morte e la paura dell’evanescenza dopo il trapasso, accompagnano da sempre l’uomo e trovano conferma nelle bellissime iscrizioni funerarie esposte al Salinas di Palermo. Alcune sono greche ma la maggior parte è di epoca romana e raccontano storie di uomini e donne, il cui ricordo è diventato immortale grazie a queste lastre di pietra che noi oggi guardiamo a distanza di secoli. “Proprio così – aggiunge la direttrice del Salinas Caterina Greco – le epigrafi funerarie costituiscono una vera e propria antologia di momenti quotidiani, come nella ‘Antologia di Spoon River’ di Edgar Lee Masters. E ancora oggi ci fanno arrivare l’eco della viva voce delle persone, che quei defunti amavano e accompagnavano nel loro ultimo viaggio”.