È l’uomo comune che diventa superuomo: dalla geniale matita di Gianni Allegra la chiave di lettura della Palermo dei giorni nostri. “La parola d’ordine è resilienza. Si prendono botte, ma si fanno belle cose”.

di Angelo Scuderi

Tempo orribile è quello in cui la parola eroe si prende la scena, con la sua ingombrante retorica. Vuol dire che l’uomo non riesce a regolare i conti con il presente e le cose sono due: o l’uomo è scarso e prevale la debolezza sulla sua forza oppure siamo di fronte a grossi guai. Di eroi sono piene le pagine di storia, ma in un tempo in cui cerchiamo eroismo a ogni angolo di strada per vincere le nostre paure collettive, eccolo il nostro eroe/antieroe che ci riporta con i piedi per terra. Perché l’ironia produce quel potente vaccino che può salvare la mente. E non è cosa da poco. Ha il profilo dell’uomo comune e un nome che solo a un palermitano poteva venire in mente. Signore e signori, ladies and gentlemen, è con noi Minkiaman.

È la versione super eroica della fantasia di Gianni Allegra, pittore, disegnatore, vignettista, ma in questo caso visionario romanziere, autore di una delle più toccanti graphic novel dell’ultimo decennio. è lui il papà di Minkiaman, eroe involontario, come spessa capita a chi per grazia ricevuta trova quel suo personalissimo superpotere che ribalta il destino. Una storia di emarginazione, un vissuto difficile che svanisce grazie ad una pillola blu e ogni riferimento è ovviamente voluto. E così un ragazzo tuttominchia (pardon, volgarità necessaria, ma i palermitani ne capiranno la sfumatura) diventa Minkiaman, eroe che combatte le cancrene di Balarm Town. Già nella genesi del nome c’è l’abbattimento dell’epica dell’eroe.

“Perché in realtà io non ho mai apprezzato la figura dell’eroe, figuriamoci quella del supereroe – spiega Gianni Allegra -. La storia ci ha sempre proposto figure eroiche impregnate di retorica, io cercavo qualcosa che mettesse in evidenza un termine oggi di moda e che a mio avviso è l’unico aderente alla nostra realtà: resilienza. Sì, quella capacità di sapere incassare le botte che ti arrivano, resistere e riuscire a fare egualmente cose buone. Noi al sud, in Sicilia e a Palermo in particolare abbiamo una tradizione di resilienza, non di eroismo”.

Domanda che farei ad Omero, se potessi, e che per comodità giro a te: perché l’eroe, nella leggenda ma anche nei fumetti, deve avere per forza questo passato tormentato? Da Achille a Superman, stesso filo conduttore…

“L’eroismo non è una cosa naturale, provo a darmi questa spiegazione, il vissuto drammatico aiuta a spiegare questa diversità dall’uomo comune. Però guardiamo le sfumature, Achille è un resiliente, prova a salvare se stesso al contrario di Superman che si carica sulle spalle il destino del mondo”.

Torniamo alle origini di Minkiaman.

“Ho impiegato 4 anni prima di riuscire a pubblicare, volevo un romanzo dal tratto ruvido e sporco, la cifra stilistica doveva essere quella. E prendevo tempo, la mia nevrosi mi faceva prendere tempo. Tanto che poi, come spesso accade, buona la prima e sono andate in stampa le tavole originarie. Io ho un’anima in cui convivono il comico e il tragico, ma più andavo avanti nella storia e più il secondo soppiantava il primo. Si cominciavano a respirare atmosfere alla Tarantino o alla Ciprì e Maresco per citare artisti di casa nostra. E quest’ultima citazione non è casuale. La M del logo di Minkiaman l’avevo studiata proprio per Maresco. Avremmo dovuto riprendere il suo Mafiaman e farne un fumetto, lui cominciò a girare il film Belluscone, io dal 2013 avevo chiuso in un cassetto il progetto di una mia novella. E quella grande M trovò un altro eroe…”

Il suo eroe resiliente è figlio di una Balarm che per molti suoi aspetti sembra la fotocopia annerita di Palermo. Chissà se avrà apprezzato Leoluca Orlando…

“Orlando è stato il supereroe di questa città, in molti così l’hanno percepito, soprattutto all’inizio della sua carriera politica. Incarnava l’aspetto della speranza, Palermo s’è affidata a lui in un momento terribile della nostra storia. A un certo punto avrebbe dovuto smettere di fare il sindaco, non ha saputo riconoscere i segnali del tempo, di essere sempre e comunque il capo della città. Peccati di vanità”.

Tra due anni il big ben dirà stop.

“Farà di tutto per non uscire di scena, magari cercando di battezzare il figlio. Peraltro io non sono convinto che Fabio Giambrone – perché è di lui che stiamo parlando – farebbe peggio. C’è molto pregiudizio, dal punto di vista amministrativo reggerebbe il confronto. Sul resto, cultura e carisma, non ci può essere gara. Ma come è per Giambrone sarebbe per qualsiasi altro successore”.

Significa che moriremo orlandiani?

“Sono trascorsi più di 30 anni dalla sua prima sindacatura, chi come me ha scelto di restare a Palermo è passato dalla speranza al rammarico di aver sprecato molto tempo, pur avendo fatto cose buone. A me non sono mai piaciute le claques, la corte, gli intellettuali a libro paga. Io sono un cane sciolto, se vogliamo cercare la nota autobiografica con Minkiaman eccola servita. Sono un palermitano pessimista, da noi non c’è voglia e istinto di rinnovamento, Palermo oggi è una città disgraziata. Come detto, non ci salva l’eroismo ma la resilienza”.

I nostri eroi contemporanei sono quelli che fanno il loro dovere.

“Ecco, appunto. E non sono né di destra, né di sinistra. Del resto, sarebbe ora di finirla con questa classificazione un po’ troppo legata alla filosofia nietzschiana. Persino nei fumetti c’era e persiste questa marchiatura. Tex è di destra? Ma non fatemi ridere. Corto Maltese di destra? Una bestemmia”.

Dove c’è un eroe c’è sempre un antieroe…

“A Palermo il numero 1 è Franco Maresco, senza dubbio. Un intellettuale lucidissimo, eroicamente antieroe. Da allievo ha ampiamente superato i suoi maestri Scaldati e Licata”.

Tanti anni a fare satira con la vignetta quotidiana su La Repubblica. Nessun rimpianto?

“La satira, in quella forma, adopera un linguaggio sincopato. Ogni cosa ha il suo tempo, oggi mi dedico ad una narrazione più completa. Dopo 35 anni di professione vorrei potere fare ciò che voglio. E ci provo ogni giorno. Con fatica, ma non soccombo”.

C’è tanta gente a Palermo con la matita in mano. Il gruppo di Grafimated, per esempio.

“I talenti ci sono, è mancato il salto in avanti. Mi sarebbe piaciuto vedere un loro film sullo stile di Bruno Bozzetto”.

Dario Campagna è ogni giorno sul Domani…

“Bravo, mi piace, l’unico che interpreta bene lo stile di Vincino. A proposito, ecco un altro antieroe. Con Vincino ho avuto un rapporto controverso, mi accusava di guardare troppo in direzione di Altan. Per me era un complimento, Altan è un maestro assoluto. Vincino non ha mai tagliato i ponti del tutto con Palermo e con i compagni della sua giovinezza. La cosa che mi colpiva – e non sempre favorevolmente – è che sapeva tutto di tutti. O almeno voleva farlo credere”.

Minkiaman diventa supereroe per la pillola blu che è prodotta dalla Pfizer, la stessa casa farmaceutica che annuncia il vaccino anti Covid per marzo. Un cerchio che si chiude, perché a marzo è prevista l’uscita dell’atto secondo della tua graphic novel. Una sola battuta del suo eroico ritorno a Balarm.

“Totuccio Cannarozzo, vuoi capirlo o no che Minkiaman è la parte migliore di te? Svegliati, testa di cazzo!”.  

“Un eroe è colui che nonostante la debolezza, i dubbi, il fatto di non conoscere sempre le risposte, va avanti e vince comunque”. Christopher Reeve, interprete di Superman